Museo Cappella Sansevero – Via F. De Sanctis 19/21 – 80134 – Napoli

Uno dei più bei luoghi che abbia mai visitato mi ha fatto scoprire la bellezza del cristo velato. E fino a non molto tempo fa, non ne ero a conoscenza. Negli ultimi tempi, per gite di piacere, è la terza volta che vengo a visitare Napoli. E finalmente, la terza, è la volta buona per visitare il Cristo Velato. Arriviamo in Via De Sanctis 19, fortunatamente non c’è fila.

Acquistiamo il nostro biglietto di ingresso e ci dirigiamo verso l’ingresso, dove prendiamo l’audio guida . Devo dire molto utile, la quale ha spiegato molto bene tutto ciò che si trova all’interno del museo, con particolare cura nei confronti del CristoVelato.

La bellezza estrema

Questo gioiello dell’arte barocca, coniuga bellezza e mistero, creando un’atmosfera unica. Fu fondato alla fine del Cinquecento da Giovan Francesco di Sangro. Soltanto fra il 1740 e il 1770 vide la luce l’affascinante progetto , grazie a Raimondo di Sangro, settimo principe di San Severo.

Il principe volle realizzare un mausoleo nobiliare, in cui risultasse evidente la sua personalità di mecenate, letterato, editore e Gran Maestro della Massoneria del regno di Napoli. Nel 1749 vide la luce la prima opera voluta dal principe, cioè la Gloria del Paradiso, la quale si trova sulla volta. I colori di questa decorazione furono inventati proprio dallo stesso Raimondo di Sangro.

Veduta dall’alto

Tra le altre opere in visione, troviamo la Pudicizia e il Disinganno, la prima ad opera di Antonio Corradini, la seconda di Francesco Queirolo. Le Macchine Anatomiche di Giuseppe Salerno donano alla Cappella Sansevero quella dose di enigma,che rendono la struttura uno dei monumenti che l’ingegno umano abbia mai concepito.

Il Disinganno

Considerazioni a parte merita l’opera di richiamo per la maggior parte dei turisti, cioè ammirare la bellezza cristo velato. E’ un’opera talmente bella, che il Canova scrisse, che pur di appropriarsi del Cristo, avrebbe rinunciato volentieri a dieci anni della sua vita.

E’ grazie a Giuseppe Sanmartino che l’opera vide la luce, ma probabilmente, è grazie ai poteri esoterici del Principe Raimondo di Sangro, che il velo, pur essendo di marmo, sembra quasi vero, soffice e delicatInfatti un liquido di sua invenzione aveva la capacità di solidificare tessuti e anche organi del corpo. Il museo è visitabile tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 09 alle 19

Isola di Alcatraz – San Francisco – USA

La storica visita al penitenziario di Alcatraz

Isola di Alcatraz

Quando ti avvicini con l’imbarcazione, capisci che la terraferma era veramente vicina per chi, dall’isola, agognava di arrivarci per mezzo di una evasione.
L’importante è prenotare tre mesi prima, perchè posti liberi per visitare la mitica prigione, non ce ne sono. Noi siamo andati al primo turno del 16 Agosto. Alle 8,45 è salpata dal molo e alle 09 eravamo sull’isola.

Giornata caldissima già al mattino e un volontario che ci spiega, logicamente in divisa ufficiale, cosa è stata Alcatraz e cosa ha rappresentato fino alla chiusura avvenuta nel lontano  1963.
Dopo una breve camminata, in salita, raggiungiamo il punto esatto dove entrare e prendere le nostre audioguide, fondamentali a dir poco. E’ proprio grazie alla narrazione che posso dire che questa visita guidata è stata la più interessante in assoluto del viaggio.

Cortile per ora d’aria

E questo è il luogo che ricordo di aver visto in svariati film, il famoso cortile dove i carcerati passavano la loro ora d’aria. Ed è proprio lui. Mi fermo e scruto in lontananza la baia di San Francisco. E allora cerco di capire cosa poteva passare in testa a gli ospiti del carcere, dato che la terraferma era proprio davanti a loro, a poche miglia.

Sala mensa

Vedere l’interno fa un certo effetto, sentire in sottofondo le voci dei condannati, rende tutto più reale. Le celle sono rimaste come erano, l’essenzialità è la cosa che balza subito agli occhi. E allora capisci in maniera assoluta, che la libertà non ha prezzo.

La fuga per evadere

Per la maggior parte di loro, la fuga era l’unica cosa che avevano in mente. E niente e nessuno potevano dissuaderli dal tentativo. Solo tre riuscirono ad evadere dal carcere, ma probabilmente morirono nelle gelide acque dell’Atlantico. Altri morirono durante i tentativi di fuga, insieme anche alle guardie penitenziarie.

La cella nella vita di tutti i giorni

La visita dura circa due ore e termina nella sala mensa, la piu pericolosa in assoluto, quella dove il contatto fisico era il più pericoloso. Ma prima si passa per il parlatoio e per la stanza dei direttori. Stanza che fu definitivamente chiusa nel 1963.

Quartiere Ostiense – Roma – Italia

E si, Ostiense è il mio quartiere di nascita, anche se la maggior parte della mia adolescenza l’ho passata nel più bel quartiere di Roma in assoluto, cioè la Garbatella. Ma torniamo a Ostiense che nel corso degli anni è mutato in maniera incredibile. Quando sono nato io, c’erano ancora i Mercati Generali, che poi successivamente sono stai spostati nella zona Est di Roma, fuori il Grande Raccordo Anulare.

Era un classico quartiere dormitorio, dove la maggior parte di coloro che vi abitavano lavoravano proprio ai mercati. Ma vi erano tante altre situazioni lavorative importanti, come la rimessa degli autobus A.T.A.C che si trovava nei pressi della Basilica di San Paolo, l’Italgas

 Uno dei monumenti moderni riferibili all’Ostiense è certamente il Gazometro, che sono dei contenitori che una volta contenevano il gas. Ora fungono da ricordo e basta. Altro importante monumento è il Ponte di Ferro o Ponte der Somaro, che collega l’Ostiense a Viale Marconi.

La Chiesa di San Benedetto è il fulcro cattolico del quartiere, mentre la Basilica di San Paolo è il riferimento per chi viene da fuori. Era pieno di negozi di artigiani, il panettiere, il macellaio, il calzolaio, ecc. Tra gli esercizi storici è rimasta la Pasticceria Andreotti, sempre presente nel quartiere.

E ora tutto è cambiato, è diventato un quartiere per i giovani, dato che proprio nelle scuole che ho frequentato dall’asilo alle medie, ora ha trovato posto la Terza Università di Roma. E’ pieno di locali, sia dove si mangia, sia dove si balla.

La movida del fine settimana è garantita, sempre. si vedono tanti e tanti giovani e tutto ciò mi fa piacere, ripensando a quello che era tanti anni fa.

Il polmone verde sono i Giardinetti di San Paolo, posti di lato all’omonima Basilica e che negli anni hanno visto migliaia di bambini ruzzolare sul verde del prato.
Il tempo passa, le cose cambiano, ma la Piramide Cestia, con le sue centinaia di gatti, con annesso cimitero Acattolico, sono sempre lì.

Ora ci sono tre fermate della linea B della metropolitana, oltre a Piramide, c’è Garbatella, che unisce i due quartieri e San Paolo. La palla dove ci davamo appuntamento per prendere il trenino Roma-Ostia, non l’ha toccata nessuno, non si è mossa.

E’ il mio quartiere, è sempre un piacere tornarci.

Bunker Mussolini – Villa Torlonia –

Erano anni che cercavo di poter visitare il bunker di Mussolini dentro Villa Torlonia. Dopo aver visto quello del Monte Soratte, la curiosità era veramente tanta.

La fortuna ha voluto che, per la visita, avvenuta di domenica mattina, in italiano alle ore 10, fosse prevista la possibilità di poter sfruttare la Mic Card. La Mic card, è una card emessa dal Comune di Roma, al costo di 5 euro l’ano. La quale da la possibilità al possessore, di avere sconti per vari musei della Capitale. Nella specifica occasione lo sconto è stato di sei euro.

Ma torniamo alla nostra visita, la quale ci ha dato la possibilità di stare al fresco per circa 50 minuti. In questo lasso di tempo sono stati rievocati i 51 bombardamenti subiti dalla città di Roma nel periodo tra Luglio 1943 e maggio 1944.

La spiegazione narrazione è stata molto esaustiva. Infatti si vengono a sapere informazioni ai più sconosciute. Villa Torlonia, tra il 1929 e il 1943, fu la residenza privata di Benito Mussolini e della sua famiglia. In realtà ci sono tre strutture sotterranee, ma solamente due furono approvate da Mussolini.

Le stesse si trovano sotto il Casino Nobile. Questi rifugi sono rinforzati con uno spessore di 120 cm di cemento armato. Al loro interno ci sono porte antigas e un sistema di depurazione e ricambio dell’aria. Ci troviamo a sei metri sotto il Casino Nobile.

Bisogna aggiungere che il bunker, dopo l’arresto di Mussolini, fu usato dagli abitanti del quartiere. e la cosa risultò molto utile. Durante la visita, viene riproposta, grazie ad un video, la quotidianità durante i bombardamenti.

E’ anche possibile rivivere, con suoni e vibrazioni, le sensazioni di un bombardamento. E la cosa è inquietante e riflessiva. Ti fa riflettere su cosa stanno provando gli abitanti dell’Ucraina e della Palestina.

Per concludere, questa è una visita che vale assolutamente il costo del biglietto, anche senza la riduzione della Mic card.

Il ponte tibetano di Sellano – 06030 – Sellano – Umbria – Italia

 E finalmente si riesce ad andare a Sellano. Il ponte è l’attrazione che andiamo a percorrere. Con Alfredo, appena è stato inaugurato, abbiamo deciso di andare. E dopo il volo dell’angelo a Rocca Massima, siamo qui. Partenza da Roma e in poco più di due ore, arriviamo a destinazione. La giornata è calda, le bottigliette di acqua vanno alla grande. Arriviamo un pò in anticipo rispetto al nostro orario di prenotazione. Facciamo un giro per il paese, che se non fosse per il ponte, sarebbe quasi deserto. Insomma solo complimenti per chi ha avuto questa grandiosa idea. Il movimento turistico che ha alimentato è molto importante. I biglietti li abbiamo presi online, così abbiamo risparmiato cinque euro.

La prima fase importante a cui sottoporsi, è quella dell’imbracatura , con annesso piccolo briefing per alcune attenzioni da avere durante la traversata. Soprattutto nell’uso del cellulare, che potrebbe far calare l’attenzione. Dopo questo, ci dirigiamo verso l’ingresso del ponte tibetano. Anche qui piccola spiegazione su come rimanere ancorati in sicurezza. Devo dire che le attenzioni al riguardo  non sono mai troppe. Il primo a passare è Alfredo , il quale fa da apripista. All’inizio della traversata, l’impatto è importante. Vedere dove si deve arrivare lascia un’emozione particolare. Si deve arrivare alla frazione di Montesanto, dopo ben 517,50 metri e un dislivello di 68 metri. I passi da percorrere sono 1023 e quasi 45 minuti per percorrerlo tutto, facendo anche foto e video nei punti di sicurezza che si incontrano durante la camminata. Lo spettacolo è stupendo, con il fiume Vigi che è sotto di te. Si cammina piano piano, l’attenzione deve essere sempre massima. Quando si raggiunge l’altezza massima, cioè 175 metri, la visuale intorno a te, è da togliere il fiato a 360°. A proposito, è il ponte più alto d’Europa.

Anche  a questa altezza fa caldo. Arrivati a Montesanto, ci viene tolta l’imbracatura. Dopo un rapido e sentito saluto, ci dirigiamo verso il pulmino per il ritorno, non ce la siamo sentita di tornare a Sellano a piedi. Occorrono circa dieci minuti di camminata prima di arrivare al punto di incontro con il mezzo che ci riporterà alla base. Poi ce ne vorranno altri   15 in movimento. L’esperienza è assolutamente da fare, non so se durante il fine settimana fila tutto liscio, ma ne vale comunque la pena. Sicuramente è da migliorare il servizio di trasporto per il ritorno a Sellano, gli orari non sempre vengono rispettati. E per terminare la giornata, il pranzo è stato di alto livello, dal Canevaro, in località Villamagina, a cinque minuti di auto dal ponte.

Ristorante Pizzeria ” La valle del sacco” – Via Bartolomeo Bossi 4 – 00154 – Roma

E’ un martedì sera romano, afoso e con aria quasi irrespirabile. Stasera si festeggia la pensione di  Fabio. Mi ha detto pensaci tu a dove andare, siamo in nove. Non ci ho pensato due volte e ho prenotato per le 20.30. E’ la prima volta per me, ma dopo che Carla è venuta con le sue amiche e me ne ha parlato non bene, ma di più, non ho avuto alcun dubbio. la sala è climatizzata e, nonostante la porta aperta, siamo stati alla grande. L’ambiente è allegro e giovanile. I ragazzi che ci lavorano sono veramente simpatici. Dopo tre belle bottiglie di acqua, passiamo alle ordinazioni serie, iniziando con le birre. La scelta personale è caduta su una rossa alla spina veramente buona e gradevole al palato. come antipasto, la mia scelta è caduta sui fritti. Filetto di baccalà e ‘A tempurina, cioè una crocchetta in tempura di patate, cicoria e provola. Che buona . Il filetto di baccalà è giusto per due persone, per quanto è grande. I fritti sono belli chiari, sinonimo di olio cambiato regolarmente.

Personalmente non ho preso il supplì, ma era veramente intrigante. Abbiamo proseguito il nostro percorso gastronomico con le pizze. Pizze basse e croccanti, insomma le belle pizze alla romana come piacciono a me. Per rispetto al fatto che è stata la mia prima volta, ho scelto la Valle del Sacco, composta da mozzarella , radicchio, provola affumicata, guanciale selezione valle del sacco e grana. Guduriosa, intrigante e eccellente al palato. Ho fatto un pò di fatica a finirla, ma solo perchè i due antipasti mi avevano saziato per bene. Ma ce ne sono altrettante buone, basta scegliere tra le due categorie, le solite pizze o le pizze gajarde. Si è poi proseguito tra caffè, qualche dolce e dei distillati. Per chiudere bene la serata, abbiamo fatto aprire un prosecco e brindato tutti insieme alla agognata pensione. In definitiva la serata è trascorsa tra risate e simpatia, anche grazie ai sapori e all’ambiente simpatico e professionale che abbiamo trovato alla Valle del Sacco.

 

Ristorante Gourmet “Il Canevaro” – Località Villamagina 15 – 06030 – Sellano – Perugia

E’ la nostra giornata dedicata alla scoperta del Ponte Tibetano a Sellano. Siamo in quattro, naturalmente, vista la situazione altimetrica, non sono dei nostri Franchino e Roberto. 

Cico, Alfredo, Andrea e il sottoscritto, sono i valorosi che avranno il compito di attraversare il ponte. Con partenza da Roma, verso le otto, in poco più di due ore arriviamo a Sellano. Chi ha avuto l’idea del ponte, è un genio. Praticamente Sellano è finalmente conosciuta in tutta la penisola e il movimento economico creato è notevole. E’ un banale giovedì di giugno, ma di persone che attraversano il ponte ce ne sono parecchie. Costo online 25 €.

L’adrenalina in circolo, fa venire fame. E’ quasi ora di pranzo. Fortunatamente il ristorante è stato prenotato, Andrea si è preso questa responsabilità. Non dobbiamo fare molti chilometri per arrivare. Impieghiamo un pò più tempo del dovuto, in quanto il navigatore ci fa prendere una strada sterrata, che alla fine non è più percorribile in macchina.  Torniamo su quella principale e finalmente arriviamo a dama. Parcheggiamo la macchina, neanche immaginando quello che ci stava attendendo, cioè uno di migliori pasti degli ultimi anni. Il locale è piccolo, ma molto ben arredato e, soprattutto, fresco. Mi colpisce subito, oltre all’eleganza dei tavoli apparecchiati, un lato pieno di  distillati vari e tutti di livello. Il menù è molto interessante, ma non facciamo in tempo a leggerlo, in quanto ci viene offerto un aperitivo a base di bollicine rosè e degli stucchizini con la curcuma. Un inizio ottimo. Il menù ci impone una scelta, anzi due. Cosi optiamo per cestini con fiori di zucca ripieni e filanti e piatto di ricottina di capra con pesto alla menta, formaggio e biscotti al pistacchio.  Un trionfo di sapori, veramente tutto buono. Però non potevamo passare ai primi piatti, senza aver

assaggiato l’uovo strapazzato con il tartufo. E infatti abbiamo ottemperato a questo. Piatto semplice, ma di una bontà unica. In tutto questo non bisogna dimenticare la cantina, veramente ben fornita e grazie al consiglio del signor Tonino, abbiamo bevuto un Montefalco rosso annata 2019 della cantina Boccatone. Tanta roba pure questo. E arriviamo ai primi piatti, anche qui doppia scelta. Siamo su un classico, cioè tagliatelle alle tre farine con porcini e tartufo, poi abbiamo provato un primo particolare cioè caramelle con farina di canapa ripiene di faraona con specchio di spinaci. Un pasto veramente spettacolare. Ma ancora non è finito. La chef , la signora Roberta, mi ha fatto assaggiare un gelato al gelsomino, fatto da lei, che oso definire perfetto. La cialda con crema chantilly e fragole e le pesche, hanno concluso un pasto , che mi ha portato a dire ” che era da  tempo che non mangiavo così bene dall’inizio alla fine”. Ho anche avuto la fortuna di assaggiare il whisky italiano Segretario di Stato. Complimenti perchè ti senti a casa, senti l’intinità del luogo e tutto questo grazie ai signori Roberta e Tonino. Tornerò sicuramente, gia ne ho parlato con chi di dovere. E la seconda volta qui, sarà migliore della prima, ne sono sicuro.